Nessuno canti più d'amore o di guerra.
L'ordine donde il cosmo traeva nome e sciolto;
le regioni celesti sono un groviglio di mostri,
l'universo ci assedia cieco, violento e strano.
Il sereno e cosparso di orribili soli morti,
sedimenti densissimi d'atomi stritolati.
Da loro non emana che disperata gravezza,
non energia, non messaggi, non particelle, non luce;
la luce stessa ricade, rotto dal proprio peso,
e tutti noi seme umano viviamo e moriamo per nulla,
e i cieli si convolgono perpetuamente invano. |
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