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LISTA AUTORI
Eugenio Monatel
Giuseppe Ungaretti

Il 5 Maggio

Alessandro Manzoni

Ei fu. Siccome immobile,
dato il mortal sospiro,
stette la spoglia immemore
orba di tanto spiro,
cosi percossa, attonita
la terra al nunzio sta,

muta pensando all’ultima
ora dell’uom fatale;
né sa da quando una simile
orma di piè mortale
la sua cruenta polvere
a calpestar verrà.

Lui folgorante in solio
vide il mio genio e tacque;
quando, con voce assidua,
cadde, risorse e giacque,
di mille voci al sonito
mista la sua non ha:

vergin di servo encomio
e di codardo oltraggio,
sorge or commosso al subito
sparir di tanto raggio;
e scioglie all’urna un cantico
che forse non morrà.

Dall’Alpi alle Piramidi
dal Manzanarre al Reno
di quel securo il fulmine
tenea dietro al baleno;
scoppio da Scilla a Tanai,
dall’uno all’altro mar.

Fu vera gloria? Ai posteri
l’ardua sentenza: nui
chiniam la fronte al Massimo
Fattor, che volle in lui
del creator suo spirito
più vasta orma stampar.

La procellosa e trepida
gioia d’un gran disegno,
l’ansia d’un cor che indocile
serve, pensando al regno:
e il giunge, e tiene un premio
ch’era follia sperar;

tutto ei provò: la gloria
maggior dopo il perielio,
la fuga e la vittoria,
la reggia e il tristo esiglio:
due volte nella polvere,
due volte sull’altar.

Ei si nomò: due secoli,
l’un contro l’altro armato,
sommessi a lui si volsero,
ei fe’ silenzio, ed arbitro
s’assise in mezzo a lor.

E sparve, e i di nell’ozio
chiuse in si breve sponda,
segno d’immensa invidia
e di pietà profonda,
d’indistinguibil odio
e d’indomato amor.

Come sul capo al naufrago
l’ onda s’avvolve e pesa,
l’onda su cui misero,
altar pur dinanzi e tesa,
scorrea la vista a scernere
prode remote invan;

tal su quell’alma il cumulo
delle memorie scese!
Oh quante volte ai posteri
narrar sé stesso imprese,
e sull’eterne pagine
cadde la stanca man!

Oh  quante volte, al tacito
morir d’un giorno inerte,
chinati i rai fulminei,
le braccia al sen conserte,
stette, e dei di che furono
l’assalse il sovvenir!

E ripensò le mobili
tende, e i percorsi valli,
e il lampo de’ manipoli,
e l’onda dei cavalli,
e il conciato imperio,
e il celere ubbidir.

Ah! forse a tanto strazio
cadde lo spirito anelo,
e disperò: ma valida
venne una man dal cielo,
e in più spirabili aere
pietosa il trasporto;

e l’avvio, per floridi
sentier della speranza,
ai campi eterni, al premio
che i desideri avanza,
dov’è il silenzio e tenebre
la gloria che passò.

Bella Immortal! benefica
Fede ai trionfi avvezza!
Scrivi ancor questo, allegrati;
ché più superba altezza
al disonor del Golgota
giammai non si chinò.

Tu dalle stanche ceneri
sperdi ogni rita parola:
il Dio che atterra e suscita,
che affanna e che consola,
sulla deserta coltrice
accanto a lui posò.

 
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